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Geografia religiosa del Gargano

Scritto da Santuario. Postato in Generale

Chi scorre la carta geografica delle realtà religiose della Capitanata non può non notare l'alta concentrazione di santuari esistente tra il Gargano meridionale e il Tavoliere delle Puglie.

Disposti a circolo fra montagna e pianura, i santuari formano un percorso fortemente significativo nei suoi contenuti spirituali.

Per chi viene dal settentrione l'itinerario inizia all'imboccatura dell'ampia valle che si apre alle falde occidentali del Gargano meridionale, lungo la Statale 272 a 10 Km circa da San Severo, fra Castelpagano e il Monte della Donna.

E' la Valle di Stignano, porta  occidentale del Gargano. Tra ulivi e corbezzoli, spicca con i suoi muri rossicci, il Santuario della Madonna di Stignano dove i pellegrini abruzzesi e molisani iniziavano nei tempi passati il loro pellegrinaggio.

Il cammino, risalendo la lunga gola del torrente Iana fino a S. Marco in Lamis, arriva in cima alla valle, alle falde del Monte Celano dove s'incastona l'antico monastero benedettino di S. Giovanni in Lamis, oggi Santuario di S. Matteo.

Dai 750 metri s.l.m. di S. Matteo, il viaggiatore scende ai 500 di S. Giovanni Rotondo, dov'è la Tomba di S. Pio da Pietrelcina. Torna a salire prosegnendo per la Valle Carbonara fino agli 800 metri di Monte Sant'Angelo da dove, visitata la Grotta dell'Arcangelo Michele, scende a Manfredonia passando per l'antico monastero di Pulsano.

Da Manfredonia, visitata la chiesa di Santa Maria di Siponto, prosegue verso Foggia. Dopo circa 12 Km il pellegrino si può fermare a S. Leonardo in Lama Volara, antico ospizio dei pellegrini; più oltre incontrerà la Taverna del Candelaro dove i pellegrini nei secoli passati si fermavano per la notte.

L'ultima tappa è costituita dal grande Santuario dell'Incoronata posto nel bel mezzo della sconfinata pianura del Tavoliere.

Il pellegrino percepisce subito la singolarità di questo cammino: così diversificato nei vari segmenti, si snoda in una successione di tappe e di eventi distinti eppure fortemente concatenati fra loro, e tutti saldamente ancorati a questa montagna, sacra da tutta l'antichità, densa di eremi e di monasteri, chiesette dirute ed edicole, di resti di ospizi per i pellegrini. Le grotte e i pendii, le valli e le strade esibiscono le loro perle, a volte evidenti, spesso nascoste, per accogliere e accompagnare i viaggiatori dello spirito.

In questo contesto s'inserisce con una fisionomia tutta propria, eppure perfettamente in armonia con tutto il percorso, il Santuario di S. Matteo.

In questi ultimi cinquant'anni il pellegrinaggio si è profondamente trasformato.

I pellegrini non arrivano più a piedi, né rimangono lontani dai luoghi di origine più di qualche giorno. Sono venuti meno, quindi, usi e costumanze religiose propri dei pellegrinaggi di un tempo. Anche lo spazio dedicato al sacro si è ridotto, razionalizzandosi, passando cioè da forme spontanee piene di espressioni tradizionali e locali, a modi più canonici e organizzati, meno fantasiosi e meno localmente caratterizzati.
Il santuario principale, pur rimanendo intatta la centralità del Gargano, non è più la Grotta di San Michele, bensì la tomba di P. Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo.

Questo fatto, tuttavia, non ha nuociuto al sistema di santuari già esistenti che, anzi, è risultato sostanzialmente potenziato, poiché accoglie non solo i pellegrini tradizionali ma anche i nuovi pellegrini diretti alla tomba di P. Pio. D'altro canto la Tomba di Padre Pio,  pur essendo il più giovane dei santuari della Capitanata, si è inserita con un ruolo proprio nell'insieme dei percorsi stabiliti dalla storia, i quali risultano, in questo modo,  inalterati e arricchiti.

L'internazionalizzazione delle comitive ha provocato, inoltre, una maggiore frequentazione di quasi tutti i santuari: mentre fino al 1950 la totalità dei pellegrini proveniva dalla Puglia, dall'Abruzzo, dal Molise, dalla Basilicata, dalla Campania e dal Lazio meridionale, ora il movimento devoto impegna tutte le regioni d'Italia, molti paesi europei e diversi extra europei.

I Santuari della Capitanata e i loro beni culturali

Vale la pena sottolineare, in questa sede, che i Santuari della Capitanata sono un bene da conservare e tutelare come eredità preziosa dei padri. Ci si riferisce in primo luogo agli stessi edifici santuariali, spesso caratterizzati da emergenze artistiche di grande rilievo, e agli ambienti naturali nei quali essi sono inseriti.

Ci si riferisce, parimenti, a tutti i manufatti accumulatisi nel tempo ad opera dei pellegrini.

Quando si scende nella Grotta dell'Arcangelo a Monte Sant'Angelo non si può non notare la continuità storica e di fede che lega le genti della Capitanata ai loro antenati e alle popolazioni, spesso remote nel tempo e nello spazio, che qui sono salite in devoto pellegrinaggio.

Qui l'Italia e l'Europa appaiono unite da tempi immemorabili, nonostante la varietà delle stirpi e delle lingue. I nomi di regine e re longobardi, di papi e di imperatori, di personaggi conosciuti e sconosciuti dai nomi strani e peregrini dalla profondità dei tempi si uniscono con ammirevole e inalterata comunione e continuità con gli attuali pellegrini.

Di molti di essi sono rimaste importanti tracce: graffiti ed ex voto, espressioni artistiche e strutture architettoniche, ospedali e luoghi di accoglienza, cappelle votive. Tra le collezioni sono da ricordare quelle degli ex voto sparse un po' dovunque tra i santuari di Capitanata delle quali le più importanti sono quelle di San Michele, dell'Incoronata a Foggia e di San Matteo a San Marco in Lamis.

Tra le raccolte devozionali emerge quella del santuario di San Michele a Monte con le sue collezioni di iconografia micaelitica.

A questa categoria possono ascriversi anche le opere d'arte realizzate intorno al santuario di P. Pio a San Giovanni Rotondo, dalla grande Via Crucis di Francesco Messina alle varie statue di P. Pio innalzate un po' dovunque.

Un'altra fascia di beni culturali conservati nei santuari è costituita da quegli oggetti la cui raccolta e musealizzazione risponde a una ben precisa esigenza, propria dei santuari, di evidenziare il proprio secolare rapporto con il territorio nel quale operano.

A questo gruppo possono essere ricondotte la raccolta archeologica di San Matteo, come pure la collezione di sculture proveniente dall'antico monastero di Pulsano conservata, insieme a molte altre che una volta erano nella Grotta, nei locali longobardi posti nel piano inferiore della Basilica di San Michele.

A questa categoria si possono ascrivere anche le collezioni di paramenti liturgici, dei reliquiari e della suppellettile sacra conservate a San Matteo e a San Michele.

Non piccola importanza, infine, rivestono gli archivi e le biblioteche fra cui emergono la Biblioteca del Santuario di San Matteo, la Sala di Consultazione "P. Pio" a San Giovanni Rotondo e gli elementi superstiti dell'Archivio di San Michele.

P. Mario Villani