I cittadini di San Marco hanno una
devozione per San Michele che dura da secoli.
Ogni anno la Cumpagnia di San Marco di 300-400 persone, uomini, donne e bambini effettuano un pellegrinaggio a piedi che da San Marco in Lamis, partendo dal Santuario di San Matteo arriva al Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.
Il fotografo Angelo Torre testimonia con le immagini il culto di San Michele dei sammarchesi e del santuario di Monte Sant’Angelo attraverso volti e luoghi.
La mostra ha avuto nel mese di Maggio un grandissimo successo a Monte Sant’Angelo presso il Santuario retto dai padri Micaeliti a Monte Sant’Angelo, è ora ospite al Santuario di San Matteo a San Marco in Lamis, arricchita dalle immagini dei sammarchesi della Cumpagnia.
Scrive Padre Ladislao Suchy, Rettore del Santuario:
“Proprio
qui, da quindici secoli, San Michele apre un varco nel cuore umano per farvi
entrare la luce di Dio che, con la grazia di Cristo Salvatore e con il suo perdono,
riporta il pellegrino a vita nuova. Le fotografie di Angelo Torre sono un abile
tentativo di comunicare al visitatore della mostra l’esperienza di chi ha
incontrato San Michele, pur non avendolo visto e toccato. Il fascino sacrale
della Grotta, l’architettura delle strutture, le opere d’arte e il genio fotografico
dell’artista fanno immergere nell’esperienza viva dell’incontro spirituale con
l’Arcangelo presente in questa dimora terrena, secondo la sua promessa fatta al
vescovo Lorenzo nel 490: “Io sarò vigile custode di questa grotta”.
“Una mostra diversa e affascinante affronta un tema delicato e poco comune. Il culto micaelico, tra fede e tradizione, è rievocato tramite una minuziosa indagine fotografica del luogo principe a lui deputato; ricerca che non è solo frutto di abilità tecnica ma di partecipazione e condivisione, di Fede recuperata. Mostra assolutamente da non perdere, anche per la tecnica di stampa Fine Art con certificazione di tiratura limitata da singolo autentico, approvata, numerata e firmata dall'autore, ma soprattutto per la notevole valenza artistica ed espressiva” così scrive il Criticod’Arte, Filomeno Mottola
La giornalista,Teresa La Scala, scrive: “Guardando le fotografie di Angelo Torre si
ha l’impressione di sentire le voci, i suoni di pietre che hanno visto
trascorrere i secoli, cariche dei segni che lascia la fede. E a quelle rocce
sacrali, possenti custodi del tempo, Torre riesce a infondere una tensione
mistica, che affiora dall’immagine e si lascia quasi toccare dallo spettatore.
È come se quelle pietre avessero assorbito millenni di suppliche e orazioni, e trasudassero adesso dolori e speranze di un’umanità che ha lasciato lì le proprie mani, incise nella roccia a continuare la preghiera.
La prospettiva adottata dall’artista è quella del pellegrino, e del pellegrino riproduce le emozioni man mano chearriva al Santuario e scende nell’antro sacro, affascinante territorio di confine tra la terra e il cielo, dove la materia e il vuoto, la luce e l’ombra disegnano trame di fede.
Sono trame che separano e connettono, che isolano nell’intimità dell’incontro con il divino e accomunano fedeli di ogni tempo e luogo, che nascondono e svelano al cuore ciò che l’occhio non può vedere”.
Padre Mario Villani, Responsabile della Biblioteca del Santuario di San Matteoapprofondisce alcuni, degli innumerevoli aspetti del pellegrinaggio, inteso come percorso della Vita.
Un Popolo in Cammino
Valle Carbonara, testimone fedele di passi millenari dalla profondità del tempo diretti verso l’eternità. Il verde dei campi, graziosamente digradanti dalle alte cime, accoglie la lunga fila di pellegrini in confortevole abbraccio materno. Prima dell’aspra salita della costa, questo è il momento della contemplazione e dell’incanto. Un popolo unito cammina sulla strada che la vita gli traccia.
La croce… la guida
La croce è l’essenza del pellegrinaggio. Essa è l’inizio
della redenzione. La redenzione si completa, a sua volta, nel viaggio della
vita, nel pellegrinaggio, in cui il credente, partito con la consapevolezza dei
propri limiti, povertà e peccati, riacquista pian piano la fede in Dio e
conoscenza di sé. Impara a stare con gli altri e la difficile arte della
carità. Impara ad accettare le asperità della via, a riconoscere gli ostacoli,
ad evitare i pericoli, a resistere ai prepotenti e ai grassatori di strada. La
croce di Cristo è la guida e la luce. Non sempre la Croce è visibile, ma la sua
ombra illumina la vita dell’uomo e dà significato eterno alle cose della terra.
Un gioco divino..di generazione in generazione
I piccoli sassi lisci e piatti lanciati da giovani braccia sulla superficie degli stagni volavano rapidi e leggeri, sostavano per un attimo sul pelo dell’acqua e poi riprendevano il volo con salti radenti e ritmati verso l’orizzonte. Ci aspettavamo che il minuscolo messaggero arrivasse all’estrema linea della visione e che l’attraversasse indenne diretto verso il futuro.
Dio ha fatto sua l’illusione infantile quando, creando la successione delle generazioni, ha perpetuato il gioco, il ludus perfetto, il piacere, la fantasia dell’osare, l’impegno della vita proiettato verso il futuro, oltre la linea del nostro orizzonte.
Il piccolo si riempie del vecchio, il vecchio insegna al piccolo l’arte sublime del gioco e della preghiera. Camminano uniti per le vie del mondo, alti sul clamore e le banalità. E questo è il loro pellegrinaggio. Non è un pellegrinaggio di penitenza il loro: il vecchio è già cambiato, non sa che farsene delle vanità della vita; il piccolo ancora non sa, ma esprime la sapienza della natura e il piacere della compagnia.
Ambedue si ritrovano nella
dimensione primordiale della scoperta e del gioco. I fili diafani dei fili
delle fate, molia in sammarchese,
coprono di cangianti riflessi d’oro i pendii sassosi del Gargano; ben pettinati
dal vento, catturano il sole e rimandano alla fresca mente del piccolo immagini
di mondi tenui e fantastici. Il vecchio presta le sue mani, tozze e screpolate
dalla terra, al miracolo del gioco: molia,
molia nzuccarata, damme ‘na fedda de prupate, lu prupate nonn’è bone, damme ‘na fedda de melone. Il fascetto di moliasale verso il sole, e si carica di luce e di vento, poi scende a perpendicolo
senza svirgolare mentre la processione dei pellegrini ritma i suoi passi sul gioco
del vecchio e del bambino. Questo è il nostro pellegrinaggio.