Santuario di San Matteo sul Gargano dei Frati Minori
  Sabato, 04. Febbraio 2012 23:22 : 5 Utenti online
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La Cumpagnia dei Sammarchesi
Il Medioevo di S. Matteo in mostra a Foggia
 

Cornice frammentaria prima metà del XII secolo marmo, cm 13x33x7 San Marco in Lamis (Fg), Convento di San Matteo, Lapidanum. II manufatto, sebbene frammentario, consente tuttora di cogliere l'interessante registro compositivo che, sfruttando il deciso chiaroscuro degli intrecci vegetali fortemente rilevati, crea uno sfondo plastico per la protome antropomorfa - formata da due figure leonine, araldicamente affrontate ed aventi un'unica testa umana - si¬mile ad una maschera (motivo molto diffuso, sia in Puglia che in Campania, soprattutto nei capitelli). Un simile aggetto dei rilievi, insieme ai racemi resi come un fitto groviglio, non sono molto comuni in Puglia; stringente appare, piuttosto, l'analogia con la zona centrale dell'archivolto della cattedrale di Alife (Gandolfo 1999, pp. 31-32) che, a sua volta, risulta peculiare ed isolato stilisticamente nel panorama campano. Si tratta, con tutta probabilità, di un pezzo antico rilavorato, come denuncia la parte posteriore incongruamente convessa; nella zona inferiore, in uso alla cornice medievale, invece è ricavato un dentello rientrante, evidentemente per l'incastro con un altro elemento. Bibliografia: Massimo 1999, pp. 75-76; Ead. 2003, pp. 51-52, [G. M.]Il 19 febbraio è stata inaugurata nel Museo Civico di Foggia una grande Mostra sul Medioevo in Puglia. Per la prima volta il Lapidarium del Santuario viene proposto con i suoi pezzi migliori su una ribalta prestigiosa.

L’esposizione foggiana fa parte di una grande mostra variamente articolata che coinvolge a Bari la Basilica di S. Nicola, il Museo Diocesano e la Pinacoteca Provinciale, a Lecce  il Museo Provinciale, mentre a Trani è esposta la Sezione Ebraica.


Trave frammentaria inizi del XII secolo pietra, cm 21x75x10 San Marco in Lamis (Fg), Convento di San Matteo, Lapidarium (inv. 111A-B). La trave, composta da due frammenti combacianti, presenta notevole pregio artistico ed originalità nella composizione dell'intreccio dei girali vegetali, nonché grande eleganza e raffinatezza nell'iscrizione (dimostrata anche dal ricorrere di riccioli e gommature di chiaro intento decorativo), dall'andamento calligrafico e solenne, il cui contenuto sembra sottintendere una finalità devozionale: ... ET SIC SEPE ROGATE / DE [UM?]. Il motivo del tralcio vegetale conobbe una larga diffusione in età romanica; i lapicidi pugliesi, in particolare, crearono una tipologia di tralcio abitato dalle forme piuttosto allungate, con una vegetazione poco folta, che esalta il fluire del ritmo sinuoso. Nel manufatto in esame, invece, i girali sono aniconici, caratterizzati da un modulo perfettamente circolare e da un minuzioso intrico vegetale; i modelli di riferimento sono, piuttosto, da individuare nella produzione miniatoria sia locale (Commentario paolino di San Lorenzo in Carmignano), sia allogena come quella di segno normanno della Terrasanta o centro-peninsulare, al cui ambito sono da ascrivere i numerosi codici legati alla munificenza del vescovo di Troia Guglielmo II (1108-1141). Una comunanza di esecuzione fra miniatura e scultura è testimoniata, significativamente, dall'attività del maestro Sipontinus, autore del Martirologio del monastero di Santa Maria di Gualdo Mazzocca (ms. Vat. lat. 5949) e, a quanto sembra, versato in entrambe le tecniche (Orofino 1998, p. 203). Bibliografia: Massimo 1999, pp. 76-77; Ead. 2003, pp. 52-55. [G. M.]La mostra relativa al Medioevo è stata curata dal Prof. Francesco Abbate che ha coordinato un nutrito gruppo di studiosi di diverse Università. Il nostro Santuario è stato invitato a partecipare con alcune pregevoli sculture romaniche.

La storia di queste sculture è stata sempre molto agitata. Le vicende storiche del convento di S. Matteo, infatti, sono state sempre caratterizzate da continui, profondi e spesso improvvisi cambiamenti. Famiglie religiose diverse che si sono succedute, eventi naturali e bellici, usi improprii delle strutture conventuali durante la soppressione post unitaria, necessità urgenti di consolidamenti e restauri ecc. hanno distrutto la maggior parte del patrimonio artistico e messo a dura prova la sopravvivenza le testimonianze superstiti.

I pochi resti recuperati, tuttavia, esprimono splendidamente il clima spirituale e artistico dei secoli d’oro, i sec. XI, XII e XIII, dell’abbazia di S. Giovanni in Lamis, in seguito diventata Convento di S. Matteo. I reperti sono stati esposti con grande armonia compositiva nel Museo Civico di Foggia dove rimarranno sino alla fine del prossimo aprile.

I reperti di S. Matteo sono stati pubblicati insieme alle schede redatte dalla Dott. Giuliana Massimo, nel Catalogo della Mostra edito da De Luca Editore d’arte.

Altri dettagli li trovi in Crediti.

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