Santuario di San Matteo sul Gargano dei Frati Minori
  Domenica, 05. Febbraio 2012 00:02 : 3 Utenti online
San Matteo sul Gargano
La fraternità francescana
I servizi
Sostegno del Santuario
Contatti
Vice Commissariato TS
Fotografie
Stazione sesta. La Veronica asciuga il volto di Gesù
Stazione sesta
La Cumpagnia dei Sammarchesi

La campagna

Tavoletta rappresentante una grazia ricevuta in campagnaAl tempo dei nonni il lavoro nei campi era pieno di trabocchetti.

L’aratura, la mietitura e la trebbiatura erano operazioni complesse e delicate a cui il contadino si preparava con precisione e diligenza: doveva approntare gli attrezzi necessari, verificare lo stato delle macchine, consolidare il suolo dell’aia, preparare i magazzini, ingaggiare i braccianti e gli operai specializzati.

La vita dei campi entrava in agitazione, complice anche il particolare clima di festa che accompagnava mietitura e trebbiatura. Durante questi lavori non si mangiava il tradizionale pancotto; ci si concedeva persino i maccheroni e le orecchiette. Per tempo il padrone faceva provvista di vino comprandolo di persona nelle migliori cantine o recandosi col carretto fino a Canosa. Sia quando si mieteva che quando si trebbiava il fiasco di creta pieno di vino era sempre a portata di mano appeso al ramo di un albero o nascosto all’ombra avvolto in un panno umido.

Tutte queste operazioni dovevano essere gestite con l’apporto essenziale degli animali i quali, da parte loro, portavano tutto il complesso delle caratteristiche individuali, degli umori, del caldo, della fatica e delle mosche che li infastidivano. Non ultima causa dei loro dirompenti turbamenti era l’apparizione improvvisa di qualche elemento di disturbo che poteva essere un cane, o un rumore, un lampo, un’auto o un altro cavallo. Tutto ciò influiva sullo svolgimento del lavoro con un notevole tasso di imprevedibilità e di pericolosità.

Bastava una distrazione, un imprevisto, un cambio di umore dell’animale a provocare il disastro.

L’aratura era un’ operazione abbastanza tranquilla, era sufficiente che la terra fosse in buone condizioni e i cavalli tranquilli e tutto filava liscio. Ma se gli animali decidevano di non collaborare, l’incidente era sicuro.

Come si trebbiava nel 1933La mietitura era tutt’altra cosa. Le macchine mietitrici erano dei trabiccoli che obbligavano i due operatori, appollaiati su alti sedili di ferro, a fare continuamente i conti con gli umori dei cavalli, l’efficienza della macchina e i dislivelli del terreno. In ogni istante dovevano adeguare l’assetto del loro precario equilibrio alle variazioni del suolo proprio mentre la loro attenzione era tutta concentrata sulla velocità della macchina e il governo dei cavalli.

La trebbiatura, quella col trebbio, era oggetto di ben altri incidenti: cavalli che stramazzavano al suolo sfiniti dalla fatica e dal caldo, o che s’imbizzarrivano assediati dalle mosche. Gli incidenti più pericolosi capitavano ai bambini. Abitualmente si appesantiva il trebbio con delle pietre perché facesse maggior presa sulla paglia. Qualche volta, a posto delle pietre, sul trebbio si ponevano dei ragazzi. Naturalmente questi erano felici di prestarsi all’operazione che per loro era una sorta di giostra divertentissima e gratuita. Il contadino, a gambe divaricate, piazzato nel bel mezzo dell’aia, guidava in moto circolare uno o due cavalli che trascinavano il trebbio costituito da una grossa e pesante lamina di ferro di circa un metro quadro di superficie, su cui erano stati praticati a intervalli regolari dei grandi fori da cui sporgevano riccioli di ferro lunghi e taglienti che avevano la funzione di frantumare e triturare la paglia e liberare il cicco di grano dalla pula. Accadeva che il cavallo facesse un’improvvisa accelerazione, o che il contadino non regolasse la giusta velocità e il ragazzo veniva proiettato lontano. Accadeva anche che il cavallo, infastidito, allungasse un bel calcio al malcapitato ragazzo. Il peggio poteva accadere quando il trebbio si rovesciava e con i suoi riccioli taglienti feriva gravemente il ragazzo.

Oggi il lavoro nei campi non è più svolto dagli animali,  ma il tasso di pericolo non è diminuito. Anche i mezzi meccanici hanno i loro umori e spesso l’attenzione degli uomini non si adegua al ritmo matematico della macchina. Anche questi incidenti sono raffigurati nelle tavolette votive.

Inoltre i quadri documentano pericoli da scale che cadono, da rami che si spezzano, muri che rovinano; e poi pericoli nei boschi, pericoli nelle paludi, nel guado di corsi d’acqua, alluvioni.

Copyright © by Santuario San Matteo sul Gargano

Versione stampabile  Segnala ad un conoscente

[ Indietro ]

In Terrasanta

Calendario 2012

E' disponibile il calendario 2012
Categorie
oarrow.gif Concerti
oarrow.gif Festività
oarrow.gif Mostre
oarrow.gif Pellegrini e ospiti
oarrow.gif Spiritualità
oarrow.gif Vita della fraternità
Orario S. Messe
Feriale
9-17 (ora legale: 18)
Festivo
9-10-11-12-17-18 (ora legale: 18-19)
Ore 11: Messa solenne con Canto Gregoriano
San Matteo Apostolo
Storia
Santuari del Gargano
Visita il Convento
Il museo
Gli Ex Voto
   
Download

Altri dettagli li trovi in Crediti.

Puoi leggere i contenuti di questo web come RSS/RDF .

Santuario di San Matteo sul Gargano dei Frati Minori - 71014 San Marco in Lamis (FG)
TEL.: 0882 831151 FAX: 0882 831101 CCP: 187716

Tutti i loghi, i marchi ed i testi citati appartengono ai rispettivi autori, il resto a © 2012 Santuario San Matteo sul Gargano