In questo ultimo anno la morte ha
mietuto abbondantemente fra gli amici del convento. I professori sac. Don Luigi
Tardio, Michele Coco, Michele Martino, Tommaso Nardella, l’avv. Berardino
Tizzani sono passati rapidamente a miglior vita lasciandoci il profumo di cose
buone fatte di cultura umile e fattiva, di senso della comunità, spirito di
sacrificio e di donazione, capacità creativa e grande abilità nel tessere
rapporti. Uomini di grande cultura, insieme ad altri amici, si erano resi conto
fin dal 1965 del ruolo non solo religioso, ma anche culturale e civile del
convento di S. Matteo tra le popolazioni garganiche e daune.
San Michele, volti e luoghi - Mostra di Angelo Torre (Mostre)
I cittadini di San Marco hanno una
devozione per San Michele che dura da secoli.
Ogni anno la Cumpagnia di San
Marco di 300-400 persone, uomini, donne e bambini effettuano un
pellegrinaggio a piedi che da San Marco
in Lamis, partendo dal Santuario di San Matteo arriva al Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.
Il fotografo Angelo Torre testimonia
con le immagini il culto di San Michele dei sammarchesi e del santuario di
Monte Sant’Angelo attraverso volti e luoghi.
La mostra ha avuto nel mese di Maggio
un grandissimo successo a Monte Sant’Angelo presso il Santuario retto dai padri
Micaeliti a Monte Sant’Angelo, è ora ospite al Santuario di San Matteo a San
Marco in Lamis, arricchita dalle immagini dei sammarchesi della Cumpagnia.
Pellegrini da San Salvo fanno sosta al
santuario di san Matteo.
Salgono
ancora
in devoto filare, guidati dalla croce, i Romei a S. Matteo.
Arrivano affannati,
raspando coi
piedi arsi il fondo della valle di Stignano "chiena di rose".
Da S. Marco a S. Matteo,
in
processione, raccontano al Santo il catalogo della loro povertà. Uomini e
donne
infardellati, impolverati, risucchiati dalla terra e dal tempo;
doloranti,
eppure assorti, incontro al Santo; la fronte segnata da infinita sete e
da
immensa preghiera; i cuori gonfi di speranza.
La povertà piena di
presenze, il
dolore giulivo di chi sa la vita, e sa che è via da percorrere, da
assaporare
cantando, centimetro per centimetro. La polvere è assenzio che ti cade
in gola
goccia dopo goccia.
Mons. Luigi Padovese e il piccolo gregge di una Chiesa sempre nascente (Vita della fraternità)
Abbiamo conosciuto mons. Luigi Padovese nel febbraio del
2007. Eravamo un bel gruppo di Frati pugliesi ospiti nel suo episcopio a
Iskenderun, città conosciuta nella storia delle crociate col nome di
Alessandretta, ma fondata da Alessandro Magno col nome di Alexandria ad Issum per ricordare la vittoria su Dario nella
battaglia di Isso combattuta nel 333
a. C. Nella Cattedrale celebrammo il Mercoledì delle
Ceneri. Mons. Padovese presiedette la celebrazione e ci impose le sacre ceneri.
Volevamo, se non proprio conoscere, almeno entrare in contatto con una
realtà, quella della Turchia, della quale conoscevamo solo poche notizie dai
manuali di storia e le nefandezze che le nostre nonne ci raccontavano: “mamma,
li turchi!”. Vero è che di quella regione, dalla storia romana chiamata Provincia di Asia, in seguito Turchia, sapevamo già molte cose.
Antiochia, Efeso, Smirne, Nicea, Ancira, la Lidia, la Panfilia, la Cilicia ecc. erano realtà su cui si era tessuta gran
parte della storia greca e romana e la storia della Chiesa dei primi secoli; e
poi la Cappadocia,
Pergamo, le chiese dell’Apocalisse, e Tarso dove S. Paolo aveva visto la luce.
Nella cornice del santuario di San Matteo a San Marco in Lamis, il coro femminile e l'orchestra di archi degli allievi del conservatorio U. Giordano di Foggia eseguono lo Stabat Mater di Pergolesi.